Una quota significativa del parco installato di PC con Windows in Europa corre il rischio di restare priva di aggiornamenti di sicurezza quando Microsoft interromperà definitivamente il programma di correzioni estese per i privati. Lo segnala uno studio commissionato da refurbed e realizzato da Fraunhofer Austria, che mette in luce le conseguenze pratiche della cosiddetta obsolescenza da software: dispositivi perfettamente funzionanti che diventano insicuri perché non ricevono più patch per le vulnerabilità.
Le scadenze e i costi decisi da Microsoft
Microsoft ha già terminato il supporto ordinario per Windows 10 il 14 ottobre 2025. Per evitare un interruzione immediata delle correzioni di sicurezza, l'azienda ha concesso agli utenti privati gli Extended Security Updates gratuiti a condizione di possedere un account Microsoft; questa disponibilità è fissata fino al 12 ottobre 2027, data oltre la quale le nuove vulnerabilità non verranno più corrette per i privati.
Per le aziende il percorso è diverso: Microsoft offre ancora gli aggiornamenti estesi a pagamento fino al 2028, con un prezzo crescente sui tre anni successivi indicato dallo studio: 60 euro per dispositivo il primo anno, 120 euro il secondo e 240 euro il terzo. Dopo questi termini il supporto terminerà anche per le imprese se non sono previste ulteriori estensioni contrattuali.
Cosa dice lo studio: quante macchine sono a rischio
Lo studio di Fraunhofer Austria parte dalla base del parco Windows nell'Unione europea e applica una metodologia a «imbuto» per stimare quanti PC resteranno su Windows 10 oltre le scadenze. I dati citati indicano che al 1° gennaio 2026 il numero totale di PC Windows nell'UE27 era di circa 389 milioni. Di questi, circa 74 milioni utilizzavano ancora Windows 10 (quota del 25,2% secondo Statcounter).
La stima finale dello studio è che 41 milioni di dispositivi rimarranno su Windows 10 anche oltre la scadenza del supporto esteso per i privati. In Italia il conteggio portato nel report indica 9,87 milioni di PC con Windows 10 totali, dei quali 5,47 milioni — secondo gli autori — non passeranno a Windows 11.
| Voce | Valore |
|---|---|
| PC Windows in UE27 (1/1/2026) | 389 milioni |
| PC con Windows 10 in UE27 | 74 milioni |
| Dispositivi stimati che resteranno su Windows 10 | 41 milioni |
| PC con Windows 10 in Italia | 9,87 milioni |
| PC in Italia che non passeranno a Windows 11 (stima) | 5,47 milioni |
Perché molti non passeranno a Windows 11
Lo studio esamina anche le ragioni per cui una quota di macchine rimane su Windows 10. Citando dati di Lansweeper, gli autori osservano che nelle aziende solo il 2,8% dei PC con Windows 10 non è tecnicamente aggiornabile a Windows 11. Le motivazioni indicate nel report includono cicli di sostituzione dei dispositivi più brevi nel segmento business (un portatile aziendale dura in media tre anni) e linee di prodotto progettate per ambienti professionali più recenti e robusti, che facilitano la migrazione.
- Obsolescenza da software: non è un guasto hardware ma la mancanza di patch che rende il dispositivo insicuro.
- Impatto sui consumatori: molte macchine domestiche potrebbero diventare vulnerabili senza una sostituzione o una soluzione alternativa.
- Costi aziendali: per le imprese la prosecuzione degli aggiornamenti richiede investimenti a prezzi crescenti per device.
Lo scenario delineato dallo studio solleva questioni pratiche e ambientali: la necessità di sostituire o aggiornare software e hardware può portare a un aumento degli acquisti di nuovi dispositivi o a una maggiore domanda di ricondizionati e servizi di aggiornamento. Proposte concrete, soluzioni industriali o politiche pubbliche per mitigare l'impatto non sono riportate dal rapporto, che si concentra sulle stime numeriche e sulle implicazioni per privacy e sicurezza.
Per i lettori interessati ai numeri e alle scadenze, restano centrali le date indicate: il 14 ottobre 2025 segna la fine del supporto ordinario di Windows 10, mentre il termine per le estensioni gratuite rivolte ai privati è fissato al 12 ottobre 2027. Le aziende possono prolungare il periodo di protezione a pagamento fino al 2028, con costi per dispositivo progressivi.