Il dato di settembre e il confronto europeo
Secondo l’ultimo rapporto dell’Unrae dedicato al mercato europeo delle autovetture, a settembre 2026 la quota delle vetture elettriche pure (BEV) in Italia si è fermata al 7,6%. Considerando anche le ibride plug‑in (PHEV), la quota complessiva dei veicoli a ricarica elettrica (ECV) raggiunge il 18,8% del mercato italiano.
Il rapporto rileva un divario ampio rispetto ad altri grandi mercati europei: Francia, Germania e Regno Unito registrano quote di ECV superiori al 45%. Nel complesso dei 31 Paesi monitorati (i 27 Stati Ue più Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda) la penetrazione media è molto più alta rispetto al dato italiano.
Trend generale e posizione dell’Italia
Il documento segnala anche segnali positivi sul piano continentale: le immatricolazioni nell’insieme dei Paesi considerati sono aumentate del 10,2% rispetto a settembre 2025, e le vendite di auto elettriche continuano a crescere nei principali mercati partner. Tuttavia, sottolinea Unrae, l’Italia resta in una posizione critica quando si parla di vetture che non montano motori a benzina o gasolio.
«Sul fronte delle alimentazioni a ricarica elettrica (ECV), la situazione italiana resta critica. A settembre la quota delle vetture elettriche pure (BEV) si ferma al 7,6%, posizionando l’Italia al terzultimo posto tra i 31 Paesi europei - davanti solo a Polonia e Croazia - con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% al netto del nostro mercato)» ha dichiarato Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae
Fattori richiamati dal report
Nel commento riportato nel rapporto, Unrae richiama alcuni elementi che spiegano il ritardo italiano: la conclusione di misure temporanee come il bonus rottamazione e una struttura di mercato che, secondo l’associazione, rende più difficile recuperare terreno rispetto agli altri Paesi. Il documento evidenzia inoltre che, pur essendo l’Italia il secondo mercato per volumi nell’Unione europea, la sua quota di veicoli a batteria è drasticamente inferiore a quella dei principali partner.
- BEV in Italia (settembre 2026): 7,6%
- ECV (BEV+PHEV) in Italia (settembre 2026): 18,8%
- Crescita immatricolazioni in Europa (settembre 2026 vs settembre 2025): +10,2%
- Quote di ECV in Francia, Germania e Regno Unito: superiori al 45%
Conseguenze pratiche per il mercato e per i consumatori
Il divario nella diffusione delle auto elettriche pure segnala alcune implicazioni concrete per chi acquista un’auto o valuta una transizione verso la mobilità a batteria: disponibilità e scelta di modelli nei confronti dei consumatori, scala degli investimenti in ricarica pubblica e privata, impatto degli incentivi fiscali e degli strumenti di sostegno all’acquisto. Unrae avverte che, indipendentemente dall’esito del negoziato europeo sul «Pacchetto automotive», l’obiettivo comune al 2035 costituirà una sfida per paesi che partono da una diffusione più bassa.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Quota BEV in Italia (settembre 2026) | 7,6% |
| Quota BEV+PHEV in Italia (settembre 2026) | 18,8% |
| Crescita immatricolazioni Europa (settembre 2026 vs 2025) | +10,2% |
Il rapporto Unrae, dunque, mette in evidenza che l’Italia si trova «altrimenti» in ritardo rispetto ai principali partner europei sulla strada della diffusione delle auto elettriche pure: una fotografia che ha ricadute sia sul mercato dell’usato che sulle politiche industriali e infrastrutturali necessarie per sostenere la transizione.